Siena e Assisi

Ed eccoci alle due città, Siena e Assisi. Così affascinanti e così profondamente diverse (beh, già la dimensione le differenzia non di poco, ma è stata proprio la sensazione avvertita nel visitarle che me le ha fatte appezzare e cogliere in modo estremamente diverso l’una dall’altra). A Siena ho scattato parecchie foto rispetto a quelle che ho postato qui, ma ho preferito scegliere le cose curiose. Ciò non toglie che abbia apprezzato moltissimo Siena, naturalmente iperaffollata di turisti, non particolarmente linda, se ricordo bene, ma in ogni caso dotata di un fascino speciale, con le contrade e le vecchie insegne che ne segnano i confini e le linee di demarcazione. Quale obolo lasciare a Siena? Una cosina modesta, in cambio, ovviamente, di un Panforte (rigorosamente di marca artigianale e non conosciuta) e un Pan pepato. Ero curiosissimo di assaggiarlo, credo di non averlo mai provato. E il destino ha voluto che non lo assaggiassi nemmeno questa volta. Portato al nord, al rientro, è rimasto parecchio tempo in una madia… poi, non ricordo bene il perché, ma sta di fatto che si è involato senza lasciare traccia. Un segno del cielo che mi vuole rivedere a visitare Siena?

Assisi. Il 26 settembra 1997 veniva seriamente danneggiata dal terremoto. Con i tempi italiani direi che c’è da stupirsi che tutto sia ormai perfettamente a posto. Ecco, il problema secondo me è che adesso è troppo “a posto”. Inevitabile che gli interventi spesso importanti e radicali per ricostruire restaurare e ristrutturare lasciassero il segno. Il fatto è che ne è risultato a mio avviso un segno di eccessiva precisione, accuratezza, oserei dire, rischiando la bestemmia, modernità. Insomma, per certi versi, giusto per rendere l’idea, ho avuto la sensazione di qualcosa di artefatto, di innaturale, di artificioso come quando mi sono trovato a Punta Ala, a Porto Rotondo, in località che tutto hanno meno che radici antiche ed autentiche. Ciò non toglie che l’atmosfera di una città particolare, in cui aleggia la spiritualità condita dalle bancarelle con qualsiasi immonda clonazione di reliquie, in cui per strada vedi frati (certamente falsi) scalzi, barbuti, vestiti di tela di sacco e nient’altro chiedere l’elemosina, oserei dire anche fastidiosi, è qualcosa che non provi e non senti visitando Sesto San Giovanni o Mendrisio (per parlare dell’estero, tanto per fare).

Ripensandoci, credo che lo sfregio più grande, probabilmente inevitabile, altrettanto probabilmente realizzabile in modo più discreto, sia l’enorme piazzale sovrastante un parcheggio interrato di non so quanti piani, appena fuori dalle mura della città e quasi a ridosso della basilica. Certo, bisogna fare i conti con un’affluenza di pellegrini e visitatori sempre straordinaria. Ma resta il fatto che questo genere di opere raramente riescono a non ferire l’ambiente in cui vengono inserite.

Ionnighitar